Nota di aggiornamento: Google ha indicato un avvio dell’upgrade automatico a partire da settembre 2026 per specifiche configurazioni delle campagne Search. Date, idoneità e funzioni disponibili possono variare per account: prima di intervenire, verifica gli avvisi in Google Ads e la documentazione ufficiale collegata in questa guida.
AI Max merita attenzione non perché sostituisca tutte le campagne Search, ma perché può ampliare le ricerche intercettate, personalizzare il testo degli annunci e, se è attiva l’espansione dell’URL finale, selezionare una pagina del sito diversa da quella inizialmente indicata.
La preparazione non riguarda quindi solo keyword e annunci. Riguarda anche le pagine accessibili sul dominio, il tracciamento e la capacità di distinguere una conversione registrata da un contatto realmente utile per l’azienda.
AI Max a settembre 2026: quali campagne cambiano davvero
AI Max non è un nuovo tipo di campagna e non è il sostituto di Performance Max. È un insieme di funzioni di ottimizzazione per le campagne Search che comprende la corrispondenza dei termini di ricerca e l’ottimizzazione degli asset. Google descrive componenti e configurazione nella documentazione di AI Max per la rete di ricerca.
Secondo l’aggiornamento Google da verificare prima della pubblicazione, l’upgrade automatico che inizia da settembre 2026 riguarda campagne Search che utilizzano:
- la Personalizzazione del testo, in precedenza chiamata asset creati automaticamente;
- la corrispondenza generica a livello di campagna.
Per le campagne con Personalizzazione del testo, Google indica l’attivazione predefinita della corrispondenza dei termini di ricerca e della personalizzazione del testo. Per quelle con corrispondenza generica a livello di campagna, indica l’attivazione predefinita della corrispondenza dei termini di ricerca.
Non è corretto assumere che tutti gli account cambino nello stesso giorno. Il processo viene indicato come avviato a settembre e Google prevede notifiche nell’account: controlla quindi singole campagne, avvisi e impostazioni effettivamente disponibili.
Aggiornamento sulle DSA. Non presentare settembre 2026 come data di migrazione automatica delle Dynamic Search Ads. La roadmap Google collegata indica il rinvio a febbraio 2027; consulta l’annuncio Google sulle DSA e AI Max e l’aggiornamento per sviluppatori per confermare lo stato più recente.
Perché il sito diventa una parte più attiva della campagna
Corrispondenza dei termini di ricerca
La corrispondenza dei termini di ricerca può estendere la copertura oltre le keyword strettamente impostate, usando segnali provenienti da parole chiave, asset e pagine di destinazione. Il sito e gli annunci diventano quindi parte del contesto con cui Google cerca di individuare ricerche pertinenti.
Questo non significa che le keyword scompaiano o che ogni ricerca aggiuntiva sia utile. Significa invece che l’analisi delle query e delle esclusioni richiede più attenzione, soprattutto se servizi, prodotti, località o richieste non desiderate devono restare fuori dalla campagna.
Personalizzazione del testo ed espansione dell’URL finale
La Personalizzazione del testo può adattare gli asset dell’annuncio al contesto della ricerca. L’espansione dell’URL finale, che richiede la Personalizzazione del testo, può inviare l’utente a una pagina del dominio ritenuta più pertinente per query e gruppo di annunci.
La guida Google su AI Max segnala un dettaglio importante: se viene scelto un URL differente, il blocco degli asset negli annunci RSA, cioè il pinning, potrebbe non essere rispettato. Un titolo fissato in una posizione non va quindi considerato una garanzia assoluta quando è in uso l’espansione dell’URL finale.
Il rischio operativo è semplice: pagine obsolete, offerte scadute, thank-you page, aree riservate o contenuti inadatti alla comunicazione commerciale non dovrebbero restare candidati idonei a ricevere traffico pubblicitario. Non è una ragione per giudicare l’automazione sempre inadatta, ma per rendere il sito più governabile prima dell’upgrade.
Checklist prima dell’upgrade: 7 controlli
- Mappa le campagne coinvolte. Individua le campagne Search che usano Personalizzazione del testo o corrispondenza generica a livello di campagna. Censisci separatamente le DSA, la cui data di migrazione va verificata sulla roadmap aggiornata.
- Salva una baseline. Esporta almeno gli ultimi 30-90 giorni di spesa, conversioni, CPA o CPL, valore conversioni e, se disponibili, contatti qualificati, opportunità e vendite. La baseline serve a confrontare dati documentati, non a attribuire automaticamente ogni variazione ad AI Max.
- Fai un inventario degli URL. Elenca le pagine che possono ricevere traffico e identifica quelle da aggiornare, rimuovere o escludere: listini scaduti, contenuti stagionali conclusi, thank-you page, login, aree riservate e pagine non progettate per generare richieste.
- Verifica tracking, parametri e redirect. Controlla template di monitoraggio, UTM, redirect e conversioni su tutte le destinazioni rilevanti. Google segnala che URL dinamici o template non gestiti correttamente possono causare problemi, inclusi errori 404, con l’espansione dell’URL finale.
- Formalizza i vincoli di business. Definisci brand da includere o escludere, territori serviti, aree non coperte, query non pertinenti, URL vietati e messaggi che richiedono approvazione.
- Rivedi RSA e asset vincolati. Claim normativi, condizioni commerciali, limitazioni di prodotto, testi legali e promesse che non possono essere riformulati liberamente richiedono una verifica preventiva. Google spiega il contesto usato dalla funzione nella pagina sulla Personalizzazione del testo nelle campagne Search.
- Misura il valore commerciale della conversione. Questa è un’inferenza operativa: se le offerte sono orientate a conversioni o valore di conversione, il sistema cercherà segnali simili a quelli misurati. Un invio modulo può però includere spam, candidature, richieste fuori target o contatti non lavorabili. Quando possibile, affianca ai moduli dati su lead qualificati, opportunità e vendite.
Quali controlli restano disponibili
AI Max non elimina gli strumenti di governo, ma sposta l’attenzione dalla sola lista iniziale di keyword a configurazione, segnali e report. Le leve da verificare nell’account includono:
- parole chiave escluse;
- controlli su brand;
- località di interesse e impostazioni geografiche;
- esclusioni URL a livello di campagna;
- inclusioni URL a livello di gruppo di annunci.
La distinzione tra inclusioni ed esclusioni URL è importante perché opera a livelli diversi. Non basta sapere che una funzione esiste: va verificato dove è configurata e quale perimetro copre.
Considera anche il modello di offerta. Con CPC manuale, Google indica che la corrispondenza dei termini di ricerca non funziona e che i vantaggi di AI Max sono limitati. Google raccomanda strategie orientate a conversioni o valore, ma questo non crea da solo l’obbligo di cambiare strategia: richiede piuttosto di valutare l’affidabilità di tracking, obiettivi e segnali di conversione. Consulta le FAQ di Google su AI Max per le condizioni aggiornate.
Dopo l’attivazione: valuta la qualità, non solo il volume
Nei primi controlli non fermarti a spesa, clic e conversioni totali. Verifica se query, pagine di destinazione e contatti sono coerenti con ciò che l’azienda può e vuole acquisire.
Nei report AI Max, Google indica tra gli altri il tipo di corrispondenza AI Max e la colonna Origine nel report sui termini di ricerca, la visualizzazione che collega termine di ricerca, titolo e URL, il report sulle pagine di destinazione con la colonna “Selezionate da” e l’identificazione degli asset generati. I dettagli sono nella guida ai report AI Max.
- Controlla le query intercettate e le richieste palesemente fuori target.
- Verifica gli URL effettivamente selezionati e il loro comportamento tecnico.
- Leggi titoli e asset mostrati in relazione alle query.
- Individua anomalie di tracking o attribuzione.
- Confronta i dati di piattaforma con la qualità commerciale dei contatti ricevuti.
Google suggerisce di attendere almeno due settimane dall’attivazione prima di ulteriori modifiche, per consentire una fase iniziale di apprendimento. Non è però una prova che due settimane bastino a misurare il ritorno economico: cicli di vendita lunghi, pochi lead o vendite offline richiedono una lettura più prudente.
Se emergono problemi, intervieni in modo progressivo e documentato: aggiungi esclusioni pertinenti, escludi URL non idonei, rimuovi asset generati inadeguati e annota data e motivo delle modifiche. Cambiare molte variabili insieme rende difficile capire l’origine di un miglioramento o di un peggioramento.
Esperimenti: utili, ma non sempre disponibili nello stesso modo
Un esperimento può essere utile per confrontare una configurazione di controllo e una di prova, quando è disponibile e configurabile nel caso specifico. Google segnala però che il flusso semplificato può non essere disponibile per campagne con alcune funzioni legacy, inclusa la Personalizzazione del testo. Verifica requisiti e limitazioni nella guida agli esperimenti AI Max.
Per campagne vicine all’upgrade automatico può quindi essere necessario pianificare il test con anticipo, usare una configurazione alternativa o creare una nuova campagna di prova. Non dare per scontato che esista un percorso sperimentale identico per ogni account.
In sintesi
Prima di tutto, distingui le campagne Search potenzialmente coinvolte dall’upgrade indicato per settembre 2026 dalle DSA, per cui la roadmap Google collegata indica febbraio 2027. Poi verifica quali pagine possono ricevere traffico, quali URL devono essere esclusi, se il tracking funziona su destinazioni variabili e se le conversioni misurate rappresentano davvero valore commerciale.
Se la gestione è affidata a un fornitore, chiedi un piano concreto: elenco delle campagne coinvolte, baseline pre-upgrade, inventario di URL e tracking, vincoli di business e criterio condiviso per qualificare i lead. Prima di applicare modifiche a campagne attive, controlla sempre gli avvisi dell’account e la documentazione Google più recente.
